La grande guerra della retention

Con una frequenza sempre più crescente si sente parlare di retention e dei rischi legati ad una cattiva gestione del fenomeno.

Ma cosa si intende per retention?

La retention è l’abilità di un’azienda nel riuscire a conservare i propri clienti (customer retention) o i suoi dipendenti (employee retention).

In quasi tutti i settori, la fidelizzazione e il consolidamento dei propri clienti sta diventando un fattore determinante per la sopravvivenza di un determinato business.

La logica di base è molto semplice. Il costo di acquisizione di nuovi clienti diventa sempre più oneroso, si parla di 6-7 volte in più che mantenere quelli esistenti. Contestualmente, la perdita di clienti fidelizzati causa gravi contraccolpi economici.

I numeri non lasciano spazio ad interpretazioni nemmeno sui tassi di successo della vendita, 60%-70% tra i clienti acquisiti  e tra il 5% e il 20% sui potenziali nuovi clienti. (Bain & co)

La retention non è legata esclusivamente ai settori bancari, assicurativi o della telefonia.  Essa intacca tutti quegli ambiti in cui i comportamenti dei consumatori sono altamente influenzati dalla variabile prezzo. 

Quali sono le strategie da utilizzare per provare a blindare il tasso di retention?

Prevedere dei programmi di loyalty potrebbe aiutare a fidelizzare una fetta sempre più ampia di clientela, ma la sola offerta di condizioni vantaggiose potrebbe non bastare.

Le aziende dovrebbero immedesimarsi nel rapporto con il proprio buyer persona. Provare a creare comunicazioni one to one e profilate, trasferendo le informazioni con una giusta frequenza .

Investire sulla qualità dei servizi collaterali cercando di garantire un’elevata customer experience anche nel post vendita.

Analizzare il flow di informazioni al fine di essere proattivi e promuovere prodotti/servizi capaci di soddisfare in maniera immediata le esigenze del mercato.

Non smettere mai di lavorare sulla brand awareness per fare in modo che una grossa fetta di pubblico resti fedele al brand.

Ogni settore merceologico ha caratteristiche e logiche differenti, ma è innegabile che il retention rate non può essere costruito solo ed esclusivamente sulla leva del prezzo.

 

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I 5 marketplace più famosi in Italia e nel mondo

E’ indubbio che Amazon sia il marketplace più famoso del momento in Italia, probabilmente lo hai già testato da consumatore, ma non è assolutamente l’unica alternativa possibile che ti consente di vendere online. Vi sono tantissimi altri canali su cui orientare le tue vendite, che vale senz’altro la pena guardarsi intorno e analizzare pro e contro, prima di prendere una decisione. In questo articolo ti parleremo dei primi 5 eshop, tra i più conosciuti della rete, cominciando proprio dallo store più utilizzato:

AMAZON: Veloce, conveniente e apprezzato in tutto il mondo. Si può scegliere tra un account base per vendere un massimo di circa 40 prodotti al mese al costo di 0.99 euro più una commissione aggiuntiva, oppure un account pro per vendere, senza vincoli, al costo di 39 euro al mese più le commissioni aggiuntive (che variano per tipologie di prodotto).

EBAY: Lanciato nel lontano 95 e arrivato in Italia qualche anno dopo è stato per anni il marketplace più utilizzato. Ospita piccoli e grandi business, ma anche venditori privati ed è diventato, negli anni, il sito di aste più popolare al mondo. L’iscrizione è gratuita ed è semplicissimo pubblicare le inserzioni dei propri prodotti. Ebay guadagna grazie alle commissioni, pari a circa il 10%.

CIDISCOUNT: La società ha sede a Bordeaux e offre la possibilità di vendere prodotti/servizi nuovi e usati. Per vendere è necessario sottoscrivere un abbonamento mensile di 39 euro iva inclusa + una commissione che varia a seconda della categoria del prodotto. Cidiscount è uno dei marketplace più visitati in Francia.

Eprice: Piattaforma made in Italy, specializzata nella vendita di prodotti tecnologici e di giocattoli per bambini, dispone di una vasta rete di punti di consegna per gestire il pick & pay. L’abbonamento mensile costa 29 euro + la commissione variabile. Il sito è affidabile e vendere è molto semplice.

Zalando: Nasce nel 2008 a Berlino da un intuizione di due ragazzi tedeschi. Andato online nel 2009, il sito trattava principalmente di scarpe. Oggi Zalando è uno dei più grandi store nel campo della moda e dell‘abbigliamento. Il modello  di partnership è basato sulla commissione e le percentuali richieste sono abbastanza contenute.

Il numero dei marketplace in Italia è in continua espansione. Si tratta di un business interessante, con un traffico giornaliero elevato, che offre la possibilità di confrontarsi con molti competitors e proporsi anche ad un mercato  straniero.

Con questa lista dettagliata ci auguriamo di averti fornito delle informazioni utili per la scelta della piattaforma più adatta alla tua azienda.

 

 

 

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